Sotto il fiero solleone
stava il cavalier pensando,
con sua gran concentrazione,
sul destriero galoppando

quando il principe sublime,
che d’azzurro era vestito,
vide e in core nuove rime
gli ispirò il giglio fiorito:

parlaron lieti e sorridenti
di poesie, gran duchi e conti
e poi mille argomenti
che li fecer rider tonti!

All’ombra stava il nobil prince
mentre l’altro al raggio regio,
ma quel ciuffo che il cor vince
più scaldava con suo pregio,

sì che il cavalier due soli,
l’un di sopra e l’altro al viso,
vedea e luce più che ai poli
ad ondate l’avea intriso;

ebbe allora una visione
forse dal calor creata
o dal prence, cui affezione
palpitante era attirata:

pur coetaneo al cavaliere,
meno alto era il diletto
e soave bel messere,
sì che parve un augelletto!

Di martin pescator dai colori
bruni e azzurri, lucenti e cromati,
pronto a prendere il volo tra i fiori
e i ruscelli montani increspati,

pesci argentei e guizzanti a pescare,
le sue alette pur robuste sbattendo
con fierezza per gli alberi e l’are
stava il prence sembianza assumendo

allo sguardo di lui, affascinato
da cotanta bellezza gentile,
come un’ape che il più delicato
per sé brami tra i fior del cortile!

Ma, ahimé, svanì repente
la bucolica illusione,
ché del principe avvenente
verso la dolce magione

alfin giunse biga aurata
e con grazia usual, squisita,
man si strinsero e giornata
si auguraron bene ita.