Un dì, infin, lo rivide.
Ci sperava, ma pure temeva:
tal vista lo avria rattristato?
E come avria l’altro reagito?

Lo rivide, e fu come il sole
dopo un temporale estivo:
lo salutò, e l’altro rispose
col garbo sublime d’amichevol sorriso.

Parlarono ancora di mille argomenti
e di tanti eventi accaduti,
come se non si fosse mai dichiarato,
come amici tranquilli e sereni.

Adorava quell’uomo.
Lo amava pur sapendo che era impegnato,
che probabilmente non l’avrebbe mai avuto…
ma il cor si rasserenava parlandogli.

Amava il suo aspetto principesco,
il suo ciuffo biondo galante,
il suo modo di dare la mano
e quel viso delicato e soave;

ma più amava i suoi modi garbati,
la sua voce, così timida e dolce,
la lor somiglianza in pensieri e ideali,
la sua premura per l’altrui sofferenza.

Che far doveva? Aspettarlo,
pur continuando a stare soletto?
Oppure altro prence per sé cercare?
Qual dilemma, sì comune in amore!

Eppur poco importava, il suo sole gentile
pur come amico era invero brillante,
ché persino dispensava consigli
per sentirsi in gran pelago meno solingo.

Bello è quando dall’Amore sincero
nasce un sentimento speciale,
un’empatia che nulla pretende
ma pur brama un sorriso scambiare,

come l’Arte, che per sé sola esiste,
per veicolare eleganza dal nulla,
e che rende il mondo migliore,
un po’ meno avido e molto più umano.