Sotto le volte d’antico palagio,
discesa scaletta tra’l verde celata,
un’aura che lungi il grigio disagio
del die consueto discaccia, incantata

stendesi oltre i vessilli rosati
che a fausto preludio s’ergono fieri
di lieta giornata, e guardi beati
vividi accendon, sui vasti sentieri

che al reame conducono ove sublime
regge sovrana sol la fantasia,
tra ludici schemi e amichevoli rime,
al raggio brilante d’uman compagnia.

Un giovin poeta, dal cor delicato,
al sogno romantico da sempre incline
e dal maschil fascino sedotto e involato
beavasi in versi tesser qual trine,

quando, solingo ed invero dolente
poiché rifiutato dal prence che amava,
per caso fortuito, navigando, repente
s’imbatté nell’insegna che si stagliava:

indi fu mosso da curiosità
ad esplorare tal landa incantata,
che ‘sin tra mura pur infinità
parea, e poetica, qual volta stellata.

Tosto ch’ebbe la soglia varcato,
il proprio guardo credea mentitore,
allor che, con grazia, si fea rivelato
di sì buona idea il vago splendore:

un’iride arcana, dal rosso al violetto,
aleggiava per l’aere di luce soffusa,
mentre all’inceder, con grande diletto,
di ludi svelavasi un’intera cambusa.

Reali e soavi, gentili e pacati,
umani fiori gai vide a giocare,
opposti per tutto ai quadri spietati
che suole il mondo virtual generare,

anzi, ammiravane garbo e dolcezza,
che un’atmosfera d’amica inclusione
creavan, di modo che sua timidezza
presto dissolsesi qual neve in fusione:

si sentì meno solo e già nuovi amici
parlando conobbe, a sua indol vicino,
ed il bel meriggio trascorser felici
di quel solare giorno ottobrino.

O lettori, dei sogni i tenui colori
pur tra le tenebre d’un mar tempestoso
giammai obliate e ne siate latori,
il mondo pingendo con tratto armonioso.