Al passare di genti pel mondo sospinte,
che liete fluiscono, eppure affannate,
sì che dei fior profumate le tinte
coglier non riescono, in fretta ostinate,

un’aura leggiadra d’amistà ed eleganza
al guardo disvela di chi sa vedere,
con semplice grazia, senza baldanza,
raro un mistero dell’umano sapere:

un piccolo regno, ma senza confini
che lo delimitino, anzi al contrario
del Tempo pur anco pare che mini
il flusso tiranno nel suo circondario.

Un giovin signore, alto e garbato,
dal simpatico riso e indole buona,
reggente è del trono ove sbocciato
d’umana Arte il fiore risuona;

non sfugge il suo regno al saggio erudito,
qual raro banchetto di cena regale,
ma senza cibarie, ché l’appetito
non sazia di pancia, ma ben più immortale:

vi trovan poeti delle Muse il belcanto
che soavi e novelli ispiran poemi,
mentre filosofi dissertano intanto
col nobile sire d’umanistici temi.

Scoprirlo fu un caso, o forse non fu,
in quanto da sempre si sa che il valore
seco immancabile invita virtù
qual girasoli dell’astro nell’ore.

O voi che leggete, mai non scordate
che sempre si celan d’intorno magia
e liete scoperte, che rivelate
da un pizzico sono di fantasia.