Nell’ombra che il vuoto più oscuro lambisce,
in aere ove il sol più non regge il suo trono,
in notte ove gioia qual guizzo svanisce,
odesi pur d’un galoppo il frastuono:

qual primule rosse che in campo di grano
scelgon lor tinte al dì far sbocciare,
con fiero cipiglio, dal tempo lontano,
sta un cavaliere i suoi sogni a cercare.

Ornata una maschera il viso suo cela
ai guardi silenti, che scrutano vani,
ma ognora, qual fiamma, sua Idea si disvela:
un mondo fiorito, dai tratti più umani.

Come il riflesso increspato su un lago,
simile in tutto, ma pur diseguale,
per selve va egli cercando l’imago
che l’alma accompagni nel freddo invernale:

al raggio lunare, che tenebre indora,
mentre cavalca in deserto glaciale,
della virtude maestosa l’aurora
splende nell’algido ciel boreale.

Qual faro sicuro, che pace diffonde,
lucente dei sogni mostrando il cammino,
sempre la speme con grazia risponde,
mentre nel cielo si desta il mattino.