A guisa di stella su muta riviera,
mentre nel cielo s’affosca la sera,
nell’ora in cui ogni speranza si tace
ma dei cori amanti mai spenta è la face,

simile a un merlo, dal becco dorato
e il corpo in cristallo, nei sogni forgiato,
fiero e gentile, qual astro radioso,
fende la notte un augel melodioso.

Tra falchi e colombe, su venti maestrali,
solingo dispiega, virtuoso, sue ali,
e in core s’accende un arcano disio
se l’aere risuona del suo cinguettio:

quando si posa, lieti e novelli
sbocciano fiori sui cori più belli,
l’alma inebriando con tale dolcezza
che polve divengono affanno e tristezza.

Felice fia spirto che un giorno a venire
riesca l’astrale cantore a ghermire…
ma pare davvero che in ben altro lido
ei voglia posare il dolce suo nido.

Foss’anco regale, cimento non puote
vincer quant’altro destino già scuote,
e lungo la via, sotto la luna,
ciascuno ricerca la propria fortuna.